Cielo Senza Barriere

21 Maggio 2008

Volo grazie ai 10.000 Km percorsi  in macchina.
Arriva il momento di invertire le gomme e come al solito vado dal mio amico Daniele Sicali.
Mentre la mia auto è sotto i ferri  gli racconto delle mie ultime imprese sportive e dei miei obiettivi futuri.
Lui coglie la palla al balzo e mi propone qualcosa di veramente straordinario.
Un lancio col paracadute da più di 4.000 metri.
D’un tratto il mio sguardo si perde nel  vuoto, deglutisco e gli chiedo: “quando?”
Mi risponde che devo decidere tra l’1 e il 4 Maggio.
A questo punto per come sono fatto, ho dato la mia parola, devo decidere solo il giorno.
Dopo un’occhiata veloce al sito, dove ho visto alcuni lanci in tandem, programmo il mio lancio per il 2
 Maggio. Una data che rimarrà impressa nella mia mente per tutta la vita.
Dopo circa una settimana ritorno in officina, da Daniele, per comunicargli la data.
Rimango stupito dalla sua commozione e dalla sua voglia di lanciarsi con me.
Abbiamo parlato tutta la sera cenando davanti a un hot dog ed una coca, mi ha raccontato tutto quello che
 c’è da sapere sul paracadutismo senza tralasciare la possibile sensazione che avrei  provato.
Il  suo entusiasmo mi coinvolgeva sempre più.
I giorni successivi erano scanditi da un tempo che passava ora veloce, ora lento tra l’immaginare di volare
 ma, c’è una gran bella differenza tra immaginare e vedere.
Forse è meglio non pensare! 
1 Maggio, ore 9.00 direzione aeroporto di Catania per andare a prendere una coppia di amici di Milano
(Sergio e Silvia) venuti per l’occasione e poi direzione Siracusa.
L’emozione mi assale da oggi, inizia un tragitto pieno di dubbi, incertezze potenziali  pentimenti che si
scontrano con sicurezza, determinazione, voglia di esplodere, di adrenalina.
Dopo un viaggio di racconti, pensieri e risate facciamo tappa in un B&B vicino al campo volo di Siracusa.
Nella quiete di un tramonto di campagna si ode in lontananza il suono inconfondibile di un aereo ad elica  
che soffre per essere stato abbandonato dai suoi passeggeri.
 E si, perchè parte sempre carico ma ritorna alla base sempre da solo.
Il B&B è un vecchio casale con arredamenti che ricordano la Kasba tunisina, la stanza è umida ed abitata
da ragni e millepiedi…no, questa non può essere la mia ultima notte!
Faccio fatica a prendere sonno ma non posso farmi inghiottire da troppi punti interrogativi, devo dormire
 perché domani è un giorno da vivere.
Sveglia alle 7, colazione alle 8 senza pensare.
Mi concentro solo sui dettagli del momento.
Ore 10 mi avvio verso il campo volo con sicurezza e arrivato in zona “ripiegamento”, entro in un Mondo
 che non conosco ma che capisco. Respiro passione!!!
La passione per uno sport estremo, pericoloso, adrenalinico, di fiducia.
Ognuno ha i suoi compiti e ti colpisce la velocità degli istruttori che decollano e si lanciano 8, 9, 10 volte al
 giorno. Hanno all’attivo chi centinaia, chi migliaia di lanci e mi raccontano che ogni volta è una nuova
 emozione. C’è da credergli? Credo proprio di si, altrimenti come si spiegano i loro sorrisi e la voglia di
ripartire ad ogni atterraggio?
Saltano il pranzo, sono esausti ma la loro forza la prendono dai nostri occhi felici e dai nostri mille
 “GRAZIE” alla fine di ogni lancio.
Il mio lancio è previsto nel pomeriggio e la tensione piano piano prende quota…
Sono convinto, sicuro e curioso. I miei occhi vanno flashianti verso le imbracature, verso l’aereo, gli amici, i
colori delle vele, la radio, gli spettatori e i prossimi a lanciarsi. Facce allegre ma con un chiaro: “perche?”
Ognuno scarica la tensione come può, chi fuma, chi mastica gomme in modo feroce, chi suona il jambee ma
in realtà è solo un bidone della spazzatura…
La temperatura sale e il tasso umidità di umidità mi fa sudare, ci vuole un gelato!
Dopo una breve intervista tocca a me, mettiamo l’imbracatura. Mi aiuta Alessandro, il mio angelo custode,
 avrà lui la mia vita nelle sue mani  per qualche minuto, come mai nessuno prima di lui, tranne, forse, mia
madre.
Mentre Alessandro mi stringe le cinghie e “poso” per le riprese inizio a credere che allora è tutto vero, sto
per lanciarmi da un aereo a 4.300 metri d’altezza. No, non ci credo ancora.
Sono circondato dallo sguardo preoccupato dei miei amici e da quello incoraggiante dei paracadutisti ma
anche da quello incredulo di Lorenzo, il giornalista che chiede cosa mi spinge a farlo e nel frattempo mi
inquadra…è d’obbligo il sorriso…
Mentre ultimiamo la preparazione mi chiedo: “e se lo sapessero i miei?” Sta avvenendo tutto a loro
insaputa per non farli preoccupare. Ma è giusto o sbagliato tenerli all’oscuro?
For se un giorno glielo dirò.
Ma ecco che vedo l’aereo che sta per atterrare, ora tocca a me!
Di colpo non è più l’aereo sofferente del giorno prima, è l’aereo che si diverte insieme a noi. Con estrema
dolcezza ci accompagna a più di 4.000 metri e ci lascia scivolare nell’aria. Hai la sensazione che ti schiacci
l’occhio e ti dica: “ci vediamo giù, divertiti!!!”.
Siamo pronti per l’imbarco, io salgo per ultimo, gli ultimi saranno i primi, infatti!
Mi investe il suono assordante del motore e il forte odore inconfondibile di benzina avio ( jet  A1) che, di
colpo mi creano uno stato confusionale inaspettato, sono commosso e felice che sia arrivato finalmente
questo momento tanto atteso.
Siamo in 10, io sono l’unico tandem (lancio in coppia), intorno a me tanta attenzione da chi è rimasto a
terra e da chi è in volo con me. Anche loro si lanceranno ma non ci pensano, sono concentrati su di me;
mi gridano incoraggiandomi, mi danno pacche sulle spalle, sono fieri di me del mio coraggio. In loro si vede
l’adrenalina di chi ha pieno controllo.
Dietro a me, pronto ad imbrigliarmi come un cavallo da corsa, c’è Alessandro e davanti incontro uno
sguardo un po’ preoccupato ma, non per il lancio quanto per la riuscita del video e delle foto. E’ lo sguardo
di Daniele, l’amico di sempre che mi ha portato quassù. E’ stato lui a parlarmene conoscendo la mia indole
estrema e no limits. Ne abbiamo parlato per giorni ed ora siamo qua. Lo guardo e rimango stupito per la
sua tensione. Ci teneva particolarmente a questo lancio. Sono queste le cose belle della vita, l’emozione
degli amici per te.
Mentre le poche nuvole si avvicinano la terra prende sempre più l’aspetto di una carta geografica e la
temperatura esterna si abbassa rapidamente. Nel frattempo sento i “click” dei moschettoni che mi tengono
legato ad Ale che mi controlla scrupolosamente tutte le cinghie per  10, 15, 20 volte. Non conosco le parole
giuste per descrivere quei momenti, mi sembrava di rivivere una scena di quei film di guerra tipo “salvate il
soldato Ryan” pronto per compiere una missione. Ero protagonista ma non mi sentivo tale. L’odore di jet
A1 continuava a riempirmi i polmoni e la vista di Siracusa, che non era più Siracusa ma una parte del
Mondo, mi riempiva il cuore.
Non pensavo niente di negativo e nessun problema, ero entrato in un tunnel ed ora dovevo uscire per
vedere meglio, con la luce del sole, ogni singolo dettaglio di me stesso.
Iniziano i primi saluti tra i parà e ci sono anch’io, oggi sono un paracadutista.
Il cuore va fuori giri ma cerco di controllare la situazione, come ho imparato andando in moto, cercando di
 mantenere sangue freddo.
Via, apertura del portellone, rumore infernale, grande eccitazione e gambe fuori dall’aereo. Che strana
prospettiva, le mie gambe così vicine e la terra così lontana, troppo lontana.
Daniele scatta le foto mentre è arrampicato sul fianco destro dell’aereo per riprendermi meglio.
Ormai ci siamo, non si torna indietro e non ci voglio tornare.
Ancora pochi infiniti attimi e via, ci lanciamo… silenzio…
Avrei potuto sentire l’aereo che si allontanava, il rumore dell’aria, il rumore del DROG (serve per rallentare la caduta), il mio respiro affannato e invece, niente… Solo silenzio!!!
3, 4 secondi di smarrimento, il tempo giusto per farmi esplodere il sangue nelle vene e un sorriso che
ancora oggi stenta ad andarsene.
Vado giù a 200 Km/h per quasi un minuto ma la visuale non cambia, di fronte a me sempre quell’immobile
 carta geografica. Non sto precipitando mi arriva solo dell’aria addosso, questa è la sensazione.
Ci raggiunge Daniele ed esprimo la mia felicità in un freestyle di smorfie e linguacce, saluto, come in ogni
 impresa, mia mamma e capisco cosa volevano dirmi Daniele ed Alessandro quando mi parlavano di
qualcosa di magico. Sono andato a più di 270 Km/h con la moto ma questa è tutt’altra cosa, è unica.
Il mio cuore non ha mai provato una cosa così diversa dalle altre.
Lanciarsi da un aereo è come lanciarsi da un aereo!
Un’occhiata all’altimetro ed è ora il momento di aprire il paracadute. Al segnale di Alessandro spero che
vada tutto bene mentre mi fido  della serietà e della professionalità di un ragazzo di Salerno, anche lui
Daniele, che è il migliore d’Italia nel ripiegare i paracadute. Daniele anche stavolta hai fatto un ottimo
lavoro!
Arriva uno strattone deciso e mi sento proiettato verso l’alto come succede negli  ascensori super veloci di
quei  grandi alberghi, tiro un sospiro di sollievo e cancello un piccolissimo dubbio…
La quiete dopo la tempesta, senso di pace interiore mischiata ad un senso di onnipotenza.
Alessandro mi chiede se va tutto bene e se mi sono divertito, rispondo con un banale si e con una serie di
parole sconnesse che avrebbero dovuto esprimere la mia gioia. Dopo un “Alessandro ti amo” ha capito che
ero in uno stato surreale.
Fluttuare nell’aria è una cosa che consiglio a tutti, soprattutto a chi si fa assalire dallo stress e a chi i
problemi se l’inventa. Osservare la terra da un’altra angolazione mi ha fatto riflettere tanto e sono ritornato
 a casa felice, rilassato, libero, leggero…
Dopo un paio di virate adrenaliniche ci prepariamo per l’atterraggio, gambe al petto e vela frenata,
atterraggio perfetto. A lanciarti da una sedia ti fai più male…
Tutti intorno a me ed Alessandro per applaudirci e per farci i complimenti. Sguardi commossi e gioiosi, se
questo è il risultato ottenuto per il lancio di un diversamente abile allora vorrei lanciarmi ogni giorno per
farlo vedere a tutti che si può fare.
L’emozione non ha barriere e perchè mettere delle barriere alle emozioni?
Di fronte a certe situazioni siamo tutti uguali!
Ritorno in macchina insieme a Salvo (uno dei soci, dalla risata coinvolgente) verso la postazione iniziale,
senza parlare. Ci guardiamo e ridiamo; perché rovinare quel momento così bello con parole? Qualcuno
diceva: “a volte la migliore musica è il silenzio!”
Incontro altri sorrisi, applausi e mille domande ma, da parte mia una sola risposta: “Si può fare!”
In strada verso casa ho voglia di andare a 200 Km/h per mettere la mano fuori dal finestrino e riprovare la
stessa sensazione ma… No!  E’ una sciocchezza! Adesso è pericoloso!
Sono passati diversi giorni dal lancio e sono ancora in aria, la mia visione delle strade, dei palazzi e di tutto
ciò che mi circonda avviene dall’alto.  Dall’alto vedo anche i problemi di tutti i giorni e da quassù sono più
piccoli, alcuni addirittura non si vedono.